Investire in azioni sulla base del rapporto P/E

Pubblicato da TraderRob il: 6 Aprile 2022

L’indicatore P/E (Price to Earnings) è un rapporto molto usato per valutare la convenienza a investire in azioni. Ma è davvero così utile come dicono?

In realtà il rapporto P/E non è perfetto e non ci rivela nulla sulla natura del profitto, o se il reddito della società sta crescendo o sta prendendo una flessione. Sia come sia, è comunque una misura preziosa per osservare le azioni di un settore simile.

Un rapporto P/E più alto della media del business è ottimale perché ci indica che il mercato preferisce effettivamente il titolo rispetto ad altri, ma questa preferenza può cambiare bruscamente. Se l’opinione del mercato cambia negativamente verso quel titolo, tu, come possessore di quel titolo, puoi venderlo. La vendita sarebbe però più utile se il titolo fosse venduto a un prezzo sopravvalutato. 

Ora, i guadagni contano molto nella scelta di un’azione. Le azioni senza profitto, cioè senza guadagni, dipendono da un P/E previsto a termine che potrebbe non emergere mai. In una fase di correzione o in un trend decrescente, le azioni senza reddito o con una proporzione P/E insolitamente alta vengono colpite per prime e rimangono affossate più a lungo. Il principale caso ammissibile di selezione di società su cui investire sulla base del P/E è quello delle grandi aziende. Ciò premesso, le aziende che non portano denaro non sono certo i posti migliori per investire.

Dunque, se vuoi investire sulla base del rapporto prezzo / guadagni devi innanzitutto conoscere il rapporto P/E medio per l’azienda in cui vuoi investire. Se l’indicatore P/E dell’azienda stessa è molto alto, diciamo più di 50, potresti scegliere di puntare l’attenzione su quel titolo, nella consapevolezza che prima o poi il valore scenderà.

Detto ciò, ricorda che il denominatore di tale rapporto può dipendere da tantissimi fattori. Sono tanti gli eventi che, infatti, influenzano i guadagni di un’azienda, compresi eventi unici e senza precedenti che non sono importanti per la “qualità” dei guadagni, ma solo per la quantità del profitto.

In particolare, per qualità alludiamo all’utile operativo (e al reddito), non alle occasioni fenomenali, per esempio uno sconto una tantum. Inoltre, ricorda che le aziende che si concentrano di più sui guadagni a volte possono mostrare dei dati fuorvianti. Ricorda altresì che la qualità degli utili è difficile da valutare senza una valutazione punto per punto dei bilanci delle aziende. Quindi, si potrebbe desiderare di concentrarsi sullo sviluppo dei guadagni nel tempo e sulla sua affidabilità, dato che una robusta crescita dei guadagni è una metrica più applicabile della qualità dei guadagni. 

Il consiglio che ci sentiamo di dare ai nostri lettori è quello di effettuare un controllo trimestrale della crescita degli utili, che possa fungere da indicatore della stabilità e del valore di un’azienda. Infatti, anche in un’economia in crisi, le aziende ben gestite molto probabilmente andranno bene e fioriranno ulteriormente in un’economia sana. Tali aziende attraggono allo stesso modo i trader conservatori e gli investitori a lungo termine.

Anche il tasso di sviluppo a cinque anni è utile, poiché la crescita sostanziale in questo periodo, combinata con lo sviluppo trimestrale, mostra la qualità. Per le aziende medie e piccole, la crescita dei guadagni è innegabilmente più significativa che per gli enormi top, dal punto di vista del rischio coperto. Come investitore, dovresti cercare di mantenere una distanza strategica dai titoli con un P/E superiore a 60.

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