Teoria di Dow: cosa prevede e come utilizzarla per il proprio trading!

Pubblicato da TraderRob il: 22 Maggio 2022 - Aggiornato il: 25 Maggio 2022

teoria dow

Nel nostro percorso di approfondimento su alcune delle strategie di trading online più proficue per neofiti ed esperti, non possiamo non citare uno dei pilastri dell’interpretazione del corso degli strumenti finanziari: la teoria di Dow. Ma cosa è la teoria di Dow? E quali sono le caratteristiche fondamentali di tale approccio?

Cosa è la teoria di Dow

Iniziamo con il ricordare come la teoria di Dow prenda il nome da Charles Dow, giornalista ed economista vissuto negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e la prima parte del Novecento, e noto – tra le altre cose – per esser stato il cofondatore della società Dow Jones e del Wall Street Journal.

charles-dowDow ebbe modo di formulare una lunga serie di studi sul cambiamento dei prezzi degli strumenti finanziari all’interno di un grafico, divenendo pertanto uno dei padri fondatori dell’analisi tecnica, e uno dei principali ispiratori dei principi che tutt’oggi vengono applicati dai trader di Borsa e nel Forex. Dow vedeva infatti gli andamenti dei mercati finanziari come delle “maree”: la progressiva accentuazione di una fase di alta marea poteva precedere quella di bassa marea e, dunque, le fluttuazioni che conducono punte sempre più alte sono poi seguite da fluttuazioni che spingono livelli sempre inferiori. Non solo: Dow si era accorto che i titoli si muovevano tendenzialmente “tutti insieme”, e che erano pochi quelli che affrontavano la corrente agendo in controtendenza. Questi ultimi, prima o poi, si “arrendevano” al trend generale, ritornando a seguire l’andamento complessivo in breve termine.

Successivamente ampliati e integrati, tali principi non solo sono ancora validi, ma possono altresì essere sufficientemente personalizzati da ogni trader alla ricerca di un guadagno con il trading online. Vediamo quali sono.

Un mercato, diversi movimenti

Il primo principio della teoria di Dow prevede che il mercato si divida in due tipi di movimenti: quelli primari e quelli secondari. I movimenti di natura primaria hanno un’ampiezza molto estesa, che può arrivare a occupare diversi mesi o alcuni anni. I movimenti secondari sono invece delle reazioni ai movimenti primari, ed hanno una durata inferiore, generalmente compresa in poche settimane o alcuni mesi. i movimenti secondari hanno una tendenza opposta al trend principale, e vengono comunemente chiamate “fluttuazioni”.

Abbiamo già visto cosa si intenda per trend, e come poterlo individuare e identificare. Rilanciamo pertanto a tali parti della nostra guida un ulteriore approfondimento.

I tre stadi del movimento primario

Un altro principio della teoria di Dow è che ogni movimento primario possa essere suddiviso in tre fasi. E che, di conseguenza, ad ogni fase siano ricollegabili valutazioni e comportamenti reattivi e proattivi con i quali sarebbe bene prendere la dovuta confidenza:

Accumulazione / Distribuzione

È la prima parte del movimento primario, e corrisponde all’accumulazione nell’ipotesi di uptrend (trend rialzista) o a una distribuzione nell’ipotesi di downtrend (trend ribassista). In altre parole, durante il primo stadio assistiamo alla fine di un trend negativo in caso di trend crescente, o all’inizio di un trend positivo in caso di trend decrescente.

Più nel dettaglio, nel caso in cui il trend sia negativo, e si stia per sviluppare una fase di risalita, vedremo il mercato ancora caratterizzato da un pessimismo diffuso. Tuttavia, il prezzo del cambio valutario (o dell’asset di riferimento, per i mercati extra Forex) è sceso talmente tanto che nuovi investitori sono attirati dalla possibilità di speculare sul lungo periodo, rischiando dunque un acquisto.  I prezzi riescono così a recuperare gradualmente, e gli analisti si interrogano se possa trattarsi di una correzione o della fine della fase bearish. Si registrano nuovi picchi, e la fiducia nell’inversione di tendenza si fa così forte da dare inizio al secondo stadio.

Per quanto intuibile, nel caso di trend in discesa avviene esattamente il contrario. Il valore del cross è salito così rapidamente che ha raggiunto nuovi massimi, ma è ora diventato difficile acquistare a causa del prezzo elevato. Dunque, alcuni trader si domandano se il trend non sia già finito, e alcuni di essi si ritengono soddisfatti dall’aver raggiunto un buon profitto. Il declino avverrà così in maniera moderata e progressiva, dando il via alla seconda fase.

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Consolidamento

È la seconda fase, di durata più lunga rispetto alla prima fase. In questo ambito vedremo i prezzi scendere o salire rapidamente, e sempre più investitori intervenire nella stessa direzione del movimento principale, conferendo dunque una maggiore forza ad esso. La partecipazione è molto numerosa, tanto che molti investitori che non hanno partecipato finora all’investimento in tale asset decidono di farlo perché ritengono che il mercato prometta grandi guadagni. Di contro, nel caso di downtrend la motivazione trainante sarà legata al fatto di non voler subire nuove perdite (mentre gli speculatori giocheranno con posizioni short per guadagnare al ribasso).

Fine del trend

La terza e ultima fase è quella dell’eccesso, e di fine del trend. La forza discendente o crescente si esaurisce, e il ciclo torna al punto iniziale.

Gli altri principi della teoria di Dow

La teoria (o le teorie!) di Dow non si limitano ai principi sopra sintetizzati ed espressi. Eccone alcuni, che avremo modo di approfondire nei prossimi giorni.

Il prezzo sconta tutto

Secondo Dow il prezzo di un’azione rifletterebbe tutto ciò che è già conosciuto su di essa. Dunque, appena giunge una nuova informazione sul mercato, gli operatori sono in grado di replicarla sull’asset, e fare in modo che il prezzo dello stesso si adegui.

Le medie confermano

Dow aveva utilizzato due medie (un indice industriale, e un indice ferroviario) per poter confermare le proprie convinzioni. Secondo Dow, il movimento dei due indici doveva essere sempre analizzati simultaneamente, con prolungamento oltre il massimo del movimento secondario precedente, per poter confermare i trend.

I volumi seguono il trend

In aggiunta a quanto sopra, Dow era convinto che il volume servisse per poter confermare delle situazioni dubbie: in linea di massima – e fatte salve alcune eccezioni di cui poi ci occuperemo – il volume deve espandersi nella stessa direzione del trend. Dunque, in un mercato in rialzo il volume deve crescere quando i prezzi salgono, e diminuire quando i prezzi scendono. In un mercato in ribasso il volume deve aumentare quando calano i prezzi, e ridursi quando i prezzi recuperano.

Il trend è valido fino alla sua rottura

Secondo Dow, il trend rimane valido fino a quando non si intravede un chiaro segnale di inversione di tendenza, integrato dalle conferme che abbiamo sopra intravisto (indici, volumi, ecc.).

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