Money management: strategie, piano di trading e risk management

Pubblicato da TommasoP il: 21 Agosto 2015 - Aggiornato il: 12 Febbraio 2019
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Quanti trader prima di iniziare a fare trading online si sarano chiesti:

  • perché costruire un piano di trading online?
  • Come fare?

Innanzitutto, ci spiace deludervi ma vi diciamo che non esiste un metodo preciso per costruire un piano di trading!

Per farvi capire che non si tratta di una “fregatura”, ve lo dimostreremo utilizzando una bella metafora.

trading-online-money-management

Piano di trading online

Il trader può essere paragonato ad essere il comandante di una flotta marittima. Il comandante deve tenere sempre con se un diario di bordo; anche nel trading online è necessario.

Ma qual è lo scopo del diario di bordo? Annotare periodicamente:

  • spostamenti;
  • eventi;
  • qualsiasi notizia utile che sia opportuno segnare;

Tutto questo con l’obbiettivo che un domani possa anche essere utile per un’altra persona che deve essere resa partecipe della cronaca di mare, oppure semplicemente perché ci fa sentire bene e ci aiuta a migliorare la nostra esperienza di bordo.

Anche il piano di trading deve quindi essere redatto in primis per noi stessi in quanto ci può tornare utile capire dove abbiamo sbagliato e dove migliorare. In secondo luogo il piano di trading deve essere redatto in modo tale da essere il più semplice e comprensibile possibile in modo che ci faccia sentire a nostro agio.

Tracceremo così diversi profili e sulla base di essi ipotizziamo i piani di trading online ideali.

Un trader che sa fare bene i conti ed è un bravo matematico potrebbe stilare nel proprio piano la propria performance media giornaliera. Anche voi sapete fare una semplice media! Bene, ma un matematico sa anche adattare la media all’impronta che decide di avere, magari abbinandovi i dovuti pesi.

Supponiamo che una strategia la si sente più adatta al nostro stile; perché non sovrastimare, in ragione di essa, il calcolo? Tutto sta nella discrezionalità del buon matematico che sappia fare della logica innanzitutto qualitativa, da tradurre così in termini numerici.

La performance media giornaliera da noi annotata ci consente di capire:

  1. come ci siamo comportati;
  2. come ci stiamo comportando;
  3. se le nostre scelte sono state giuste;
  4. se conviene prenderci una pausa.

Consigliamo di essere più dettagliati possibile, come se doveste portare un vero e proprio diario. Nervi saldi e mente lucida sono gli ingredienti del trader “in gamba”, tenuto conto che l’instabilità emotiva può essere controproducente. Evitiamo, pertanto, ogni fonte di stress e cerchiamo di essere calmi ed oculati.

Un trader che si sente negato per la matematica non è detto che non possa fare trading binario. Anzi, a questo punto, meglio il trading binario che gli pone la scelta tra due alternative, piuttosto che il  che trading forex, tenuto conto che sarà complesso in quest’ultimo caso perfezionare la propria decisione:

  • apertura dell’operazione;
  • chiusura dell’operazione;
  • tempo che passa;
  • costi che scorrono;
  • leverage che ci espone anche oltre quello che abbiamo impiegato nel singolo trade.

Come sarà dunque impostato il nostro piano di trading? Certamente, meno rimpinzato di dati numerici, grafici e statistiche ma comunque pieno di informazioni, quelle che ci risulta facile rileggere. Quindi, tracciamo le linee della giornata:

  • quale strategia abbiamo adottato?
  • Questa strategia ha funzionato?
  • Se non ha funzionato, perché?
  • Quale tattica ci proponiamo per l’indomani?

Partiamo con il delineare un’analisi di mercato, il quale tenga conto delle ultime tendenze e degli ultimi eventi e poi, sulla base di questi, selezionare una rosa di sottostanti pronti per l’uso, in sincronia con il recepimento del mercato degli eventi, quali:

  • grado di reattività dei prezzi;
  • volume di scambio che tendenzialmente caratterizza un sottostante.

Non a caso il pair eurodollaro è uno degli asset più volatili, di controverso altri pair secondari hanno un andamento pressoché piatto. Ciò non vuol dire che gli ultimi non sia buoni per il trading binario. Una fetta di trader preferisce ad esempio il mercato del Sol Levante che funziona quando gli altri mercati, compresi Piazza Affari e Wall Street sono chiusi. 

Il piano di trading online è visto quindi come una sorta di diario giornalier, che ci può tornare utile per affinare la nostra esperienza di trading e correggere i nostri errori.

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Il piano di trading può orientare il nostro money management che ultimamente è tornato di moda, a scanso del risk management.

Qual è la differenza tra money management e risk management?

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Ciò che cambia è la nostra costante di osservazione, da livellare e tenere sotto controllo.

  • Risk management:

Si sofferma sul rischio e ciò richiede valutazioni arbitrarie in funzione dell’incertezza probabilistica. Metodo che è stato ben presto abbandonato da quanti vanno alla ricerca di una ricetta, forse non per forza pre-confezionata, da proporre anche a chi è alle prime armi con il trading binario.

Il risk management è per lo più applicato ormai dai trader esperti che gestiscono molte unità di denaro e non possono avere una dimensione statica della gestione del denaro. Secondo questi è controproducente stare sempre a mirare al saldo contabile ma bisogna lasciarsi trainare dall’unica prima attrice, che è il mercato. I soldi fanno parte della pura scenografia e noi siamo i registi.

Lasciamo la gestione contabile alle comparse e dedichiamoci all’azione, quel sano rischio che è acclamato dal pubblico e ci farà guadagnare a bizzeffe. E’ chiaro che ogni approccio ha i suoi pro ed i suoi contro. Non ci vuole molta fantasia per capire che facilmente ci si può trovare se si perde di vista il denaro, a conto svuotato, ci si augura, per quello che si era disposti a perdere. Ma qui parliamo di persone che del trading ne fanno un mestiere e sono disposti a perdere molto, ma anche a guadagnare molto.

  • Money Managemet:

Il money management è quello consigliato per i trader alle prime armi. Ecco alcune regole base che vale la pena rispettare:

  1. La regola del 5%. Non impiegare mai più del 5% in un singolo trade, o al più quanto stabilito dal trade minimo del broker che abbiamo selezionato.
  2. La regola della diversificazione. Non impiegare mai più del 25% in una coppia di asset correlati. Cosa vuol dire che i sottostanti sono tra di loro correlati? Semplice: reagiscono agli stessi stimoli di mercato oppure tendono a muoversi nella stessa direzione.
  3. La possibilità di ampliare gradualmente l’esposizione, a seconda del grado di esperienza mediamente maturato. Quindi, il bilanciamento automatico è da abbinare alla nostra resa di trading e segue una progressione aritmetica: 5% 15% e così via. La ragione della progressione la possiamo stabilire, a seconda dell’effervescenza del mercato e del nostro grado di successo nel trading.

Al primo insuccesso, però, torniamo alla nostra solita prudenza, ben consci che abbiamo perso al più ciò che abbiamo investito, compreso anche il reinvestimento dei profitti generati (nel frattempo il saldo è aumentato). Possiamo, come si suol dire, “stringere la cinghia” fino a che non riteniamo di aver recuperato le perdite. Oppostamente, i fautori del “risk management” direbbero: “Sciocchezze! E così si perde l’occasione di investire di più quando il mercato ritorna favorevole, tirando il freno a mano e creando un ingorgo.

Meglio uno stile elastico”. Certamente, ed in effetti, man mano che diventerete esperti, pensiamo proprio che finirete coll’abbandonare il “money management” puro (tecnica da contabili e bancari) per poi dirigervi verso il “risk management” fiutando il mercato e sentendo quell’ebbrezza pseudo-keynesiana, in cui gli animal spirits fanno egregiamente il loro gioco.

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