Materie prime e guerra commericale CINA – USA: rialzo o ribasso dei prezzi?

Pubblicato da TommasoP il: 13 luglio 2018 - Aggiornato il: 18 ottobre 2018

Un nuovo innalzamento del prezzo del petrolio potrebbe far surriscaldare l’inflazione e allo stesso tempo potrebbe portare delle forti penalizzazioni sui mercati finanziarti.

Ma come reagire in queste occasioni? Quali sono i migliori consigli per investire in materie prime e soprattutto come fare per sfruttare a proprio vantaggio questa situazione?

In seguito analizzeremo tutto questo.

Partiamo dal presupposto che il rialzo sostenuto dei prezzi del petrolio rischia di avere una ricaduta forte su tutti i trader e non solo. Un innalzamento del prezzo del petrolio potrebbe comportare una ricaduta sul potere d’acquisto dei cittadini e sulle politiche monetarie di Fed e BCE. Ma come agire allora?

>>Leggi anche: Azioni Petrolio – Petrolifere Migliori: sempre più in crescita? Dove Investire?

Materie prime: come sfruttare il trading online con i CFD a tuo vantaggio?

Materie prime: il rialzo dei prezzi del petrolio può surriscaldare l’inflazione e penalizzare i mercati?

l'impatto del petrolio sulla produzione di energia nel mondo e nel trading su materie prime

Produzione di petrolio: come sfruttare i vantaggi e gli svantaggi della guerra commerciale?

Partiamo da questa nostra prima analisi. Certamente possiamo dire che un rialzo dei prezzi del petrolio potrebbe comportare una penalizzazione per tutto il comparto delle commodity.  Questo potrebbe registrare un andamento variegato.

Lo abbiamo visto nella prima parte dell’anno. Adesso non ci resta che attendere la seconda parte dell’anno, cercando di anticipare il mercato, al fine di sapere come esso si muoverà e come agire di conseguenza.

>>Leggi anche: Trading petrolio: come investire sul petrolio in Borsa

Partiamo dall’analisi del nostro catalizzatore d’interesse per eccellenza: il petrolio, che grazie ai rally messi a punto dalle quotazioni di Brent e WTI.

Dall’inizio dell’anno abbiamo anche assistito ad una altro grande evento. Le derrate agricole, in particolare la soia, e i materiali industriali hanno risentito dei timori che la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina possa impattare negativamente in merito alla crescita globale e dunque alla domanda di questi beni.

Petrolio: grafico e quotazione in tempo reale

Petrolio: la guerra commerciale influisce sul prezzo?

Potrebbe essere anche essa una conseguenza dell’innalzamento del prezzo del petrolio.

Sappiamo che allo stato attuale i dazi statunitensi sono atti a danneggiare Pechino. Da questo paese, non possiamo non aspettarci una contromossa che includa anche importazioni di greggio negli USA. Partiamo dal presupposto che la guerra commerciale è ufficialmente iniziata. Da diverso tempo si nota anche che il prezzo del petrolio è in fermento.

Sono gli Stati Uniti che hanno imposto ben 34 miliardi di dollari di tariffe sulle importazioni provenienti da Pechino, da cui ci si aspetta ora una ritorsione. Essa potrebbe includere i dazi sulle importazioni di greggio negli USA? Certamente sì anche se, a nostro avviso, prima di arrivare ad affermare questo, si deve comprendere bene quello che sta succedendo.

Sarebbe il caso di affermare che il prezzo del petrolio è in deciso calo? Ancora no!

Molto però incide la mancata IPO di Aramco, ovvero del colosso petrolifero saudita che sarebbe dovuto sbarcare in borsa, ma che ancora oggi, in base a quanto affermato da Wall Street Journal non avrà luogo.

>>Leggi anche: Oro e Petrolio: Tendenza lieve rialzo.

Petrolio: cosa può fare la guerra commerciale?

Allo stesso tempo, i mercati petroliferi potrebbero essere minacciati da una disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina. Oggi esse rappresentano le 2 maggiori economie del mondo. A partire dalla mezzanotte di Washington (circa mezzogiorno a Pechino), l’amministrazione Trump ha imposto ufficialmente 34 miliardi di dollari di tariffe sulle importazioni del Paese guidato da Xi Jinping.

Questo evento è stato etichettato dai Cinesi come una mossa da parte della Casa Bianca che ha del bullismo commerciale. Essi, non potendo star fermi annunciano una reazione.

Secondo diverse fonti, i principali porti cinesi hanno già ritardato lo sdoganamento delle merci in arrivo dagli USA.

Stephen Innes, il responsabile del trading per l’Asia di OANDA, ha parlato anche di un possibile conflitto commerciale, che potrebbe provocare delle conseguenze senza precedenti. Allo stesso tempo, anche il ministro del Commercio cinese, descrive la circostanza come la più grande guerra commerciale della storia dell’economia.

Pechino dall’altra parte, minaccia una tariffa del 25% sulle importazioni di greggio negli Stati Uniti, anche se non ha specificato una data di introduzione. Le spedizioni americane di greggio verso la Cina ammontano a ben 400.000 barili al giorno, per un valore di 1 miliardo di dollari al mese stando ai prezzi correnti.

Si tratterebbe di tariffe che renderebbero il petrolio degli Stati Uniti non competitivo in Cina. Allo stesso tempo, uno dei tanti dirigente del gruppo petrolchimico cinese Dongming ha dichiarato di aspettarsi molto presto l’introduzione dei dazi sulle importazioni di petrolio negli Stati Uniti.

Ha aggiunto anche che la sua raffineria ha cancellato gli ordini di greggio degli USA e che passerà alle forniture da parte delle compagine provenienti dal Medio Oriente o dell’Africa occidentale.

>>Leggi anche: Il petrolio preoccupa i mercati mondiali

Come si inseriscono le dispute commerciali USA-Cina nel contesto attuale?

materie-prime

Quali conseguenze per le materi prime dalla Guerra commerciale CINA – STATI UNITI

Si parla di una guerra a tutti gli effetti. Una guerra che ha solo dei caratteri commerciali e che prevede uno scontro tra Stati Uniti e Cina. Ovviamente tutto questo non potrà non ripercuotersi su uno spazio nel quadro di un mercato petrolifero già molto teso.

Allo stesso tempo, la società di consulenza energetica FGE ha annunciato la carenze d’approvvigionamento dovute alle sanzioni statunitensi contro l’Iran, la quale esporta circa 2,7 milioni di barili al giorno.

>>Leggi anche: Come investire in Gas Naturale? [Guida completa al trading CFD]

Un’atra analisi prevede che nel caso in cui il governo degli Stati Uniti dovesse concedere alcune deroghe agli alleati, la FGE stima che, a partire dall’applicazione delle sanzioni, saranno tagliati fuori dai mercati da 1,7 a 2 milioni di barili di petrolio greggio e condensato.

Secondo quanto affermato dalla banca d’investimenti statunitense, Jefferies ha previsto un calo delle esportazioni iraniane. Queste dovrebbero andar ben oltre il milione di barili al giorno per via dell’embargo della Casa Bianca. Allo stesso tempo si vede già come alcuni Paesi hanno effettuato le dovute reazioni.

Secondo diverse fonti anche la Corea del Sud, uno dei principali acquirenti di petrolio e condensa iraniani, a luglio non farà più affidamento sui giacimenti di Teheran. Questo potrebbe avvenire per la prima volta dall’agosto del 2012.

Si deve fare i conti anche con le perdite del greggio iraniano che non rappresenta l’unico taglio all’approvvigionamento. Infatti, secondo quanto affermato da FGE, il Venezuela perderà altri 400.000 barili al giorno e si potrebbe prevedere per la fine dell’anno una produzione inferiore a 1 milione di barili.

Anche se Arabia Saudita e Russia hanno dichiarato che avrebbero aumentato la produzione per bilanciare le interruzioni, la FGE osserva che è impossibile compensare la carenza di produzione di Iran, Venezuela e Libia. In base a questo evento, il prezzo del petrolio potrebbe schizzare ai massimi storici, fino a toccare 100 dollari al barile.

L’andamento del Brent dal 2017 ad oggi

Grafico petrolio WTI e BRENT in tempo reale



Al contrario di quanto si poteva pensare, oggi il greggio ha vissuto i primi 6 mesi dell’anno spinto da elementi di carattere fondamentale, i quali hanno riguardato in modo principale il lato dell’offerta.

Gli shock sul fronte della produzione che hanno coinvolto alcuni Paesi produttori, anche esterni all’Opec come Canada, Iran, Venezuela e Libia, non hanno fatto altro che costituire i principali ingredienti alla base del rally delle quotazioni petrolifere.

Anche il petrolio proveniente dal Mare del Nord, ovvero il Brent, è salito di circa il 15% da inizio anno e a giungo ha sfiorato gli 80 dollari al barile, massimo da fine 2014.

Al contempo il Crude oil americano (WTI) è salito ancor più rapidamente grazie alle problematiche riscontrate dal vicino Canada le quali hanno contribuito a far calare in modo marcato le scorte di barili negli Stati Uniti.

Rialzo prezzi del petrolio, quali implicazioni per l’economia globale?

azioni petrolio

Azioni petrolio: quali conseguenze dalle imposizioni TRUMP?

Al momento il rialzo sostenuto dei prezzi ha suscitato la preoccupazione dei principali produttori di petrolio ed in modo particolare anche il Presidente americano Donald Trump.

I Paesi del cartello Opec, proprio in virtù dell’ultima occasione, inerente alla riunione di Vienna si sono impegnati nel ripristinare gli eccessi della sub-produzione dovuta ai tagli implementati nel 2016 e 2017.

Trump ha invece affidato più volte a Twitter i propri timori circa il rialzo del prezzo della benzina.

>>Leggi anche: Perché seguire Trump twitter? 5 motivi che ti aiutano a fare trading!

In merito a quanto accaduto in questo anno si corre il rischio che gli alti prezzi del greggio possano innescare un rialzo dell’inflazione, molto maggiore rispetto a quanto ipotizzato.

Vi è anche un altro fattore che potrebbe comportare il danneggiamento del potere d’acquisto dei cittadini e in modo particolare di quelli del continente Usa, dove le stime per l’inflazione sono più alte, dall’altro creerebbe maggiori pressioni sulla politica monetaria delle banche centrali.

In particolar modo parliamo dell’America, dove la Federal Reserve ha un target di inflazione stimato al 2% e come la BCE, si troverebbe costretta ad accelerare ulteriormente il passo sui rialzi dei tassi d’interesse di riferimento.

Possiamo anche dire che le implicazioni sul processo di normalizzazione della politica monetaria statunitense sono negative, sia sul fronte obbligazionario, sia anche su quello azionario.

Parliamo di un processo di innalzamento del costo del denaro più veloce di quanto finora stimato dal mercato. Questo potrebbe causare una flessione dei valori di mercato di titoli di Stato e allo stesso tempo delle Corporate bond, tanto nel tratto a breve che ancor più a lungo periodo.

Per tutti gli investitori, il movimento si tradurrebbe in un decremento del valore dei bond detenuti in portafoglio.

Passiamo ora ad esaminare un altro fronte: il fronte equity, secondo cui i fattori negativi si muoverebbero lungo due direttrici:

  1. La prima legata al costo/opportunità di investire in azioni in un clima di rialzo dei tassi;
  2. La seconda invece è legata all’incremento del costo di finanziamento per le aziende; un elemento che a nostro dire potrebbe impattare negativamente sui margini come anche sugli utili societari.

Nel caso in cui le quotazioni del petrolio dovessero superare gli 80 dollari al barile in modo stabile, si potrebbe prevedere un affronto dei temi con maggior considerazione sia Oltreoceano, dalla Casa Bianca e dal Governatore Fed, che nel Vecchio Continente.

Cosa ci si dovrebbe aspettare oggi?

Possiamo dire che le prossime settimane, se non anche i mesi a venire, sono costellate da particolari attenzioni da parte dei trader, che analizzeranno in modo oculato e attento una variabile: l’evoluzione dell’inflazione in America e in Europa. Un po’ come accaduto fino allo scoppio della crisi dei mutui subprime nell’ormai lontano 2008.

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Goldman rialzista su materie prime: guerra commerciale? Sopravvalutata

Elementi caratterizzanti del trading su Petrolio

Elementi caratterizzanti del trading su Petrolio

Goldman Sachs si dice ottimista e vede le materie prime solo sfiorate in piccola parte dalla guerra commerciale posta in essere dagli Stati Uniti nei confronti di Pechino. In pratica, per essa la guerra commerciale è sopravvalutata.

Questo vuol dire che tutti i timori sul petrolio come anche sulle altre materie prime non sono state altro che eccessivamente sopravvalutate con una visione del mercato rialzista.

Ancora Goldman Sachs nota come le commodities che saranno maggiormente esposte ai rischi di una guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti fanno registrare un rating buy, confermando anche le loro precedenti previsioni di febbraio.

Le tensioni sui commerci tra le due maggiori economie al mondo sono quindi sopravvalutate? Certamente sì, anche se questa rimane solo e soltanto una visione del visione ad opera del colosso bancario statunitense. Le sue motivazioni vede una view al rialzo sulle materie prime con una forte crescita globale, come anche un forte esaurimento delle scorte nei mercati energetici e dei metalli, che probabilmente si tradurranno in prezzi più elevati.

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Goldman: la guerra commerciale è sopravvalutata e sovraesposta

Goldman osserva anche come a giugno alcune materie prime sono stato oggetto di preoccupazione dei trader. Questo lo si deve in modo particolare alla debole domanda legata i mercati emergenti. Una minaccia di una possibile guerra commerciale come anche la decisione dei produttori di petrolio di aumentare la produzione.

La Casa Bianca è intenzionata come detto in precedenza di imporre una tariffa del 25% su un totale di 34 miliardi di beni cinesi. Il governo di Pechino ah risposto con una reazione la cui minaccia è quella di colpire lo stesso valore di beni statunitensi.

Secondo molti altro non è se non l’avvio di un vero conflitto commerciale globale, il quale potrebbe coinvolgere l’intero settore economico. Goldman nota anche come le materie prime non saranno colpite in maniera significativa da questo processo:

“Solo i mercati che non possono essere reindirizzati ad altri consumatori saranno penalizzati dai dazi. La nostra opinione è che l’impatto della guerra commerciale sulle materie prime sarà molto ridotto, ad eccezione dei semi di soia, per cui non è possibile il dirottamento delle intere forniture”.

Allo stesso tempo, anche la soia ha ancora un alto valore commerciale secondo la banca statunitense. Non si può dimenticare come il bene è precipitato ai minimi di nove anni il 19 giugno, a seguito dei timori per l’aumento del protezionismo.

Si tratta a ben vedere di alcune misure preoccupanti che sono state per altro di molto sopravvalutate. La Soia è considerata come una delle commodities  più esposte in assoluto dalla guerra commerciale. Se vuoi investire su di essa, consigliamo di andare buy.

Sul fronte petrolio, invece, Goldman nota che il momentum è già stato mosso dalle notizie sulle sanzioni più severe da parte dell’Iran e le ulteriori interruzioni delle forniture.

La banca ha mantenuto il rating overweight sulle commodities e ha dichiarato un rendimento atteso di 12 mesi del 10% per l’indice S&P Goldman Sachs Commodity.

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I CFD sono senza dubbio lo strumento di trading che meglio si presta per acquistare del petrolio in Borsa.

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Si tratta in buona sostanza di investimenti con “contratti per differenza” i quali consentono di speculare direttamente online sul rialzo e sul ribasso.

Con i CFD puoi scegliere di investire la somma che si vuole sul barile di petrolio greggio WTI o Brent acquistandone o vendendone dei lotti.

Come sfruttare questo memento?

Certamente a ben vedere un ottimo strumento per investire in questo settore, nel migliore dei modi, potrebbe essere il trading online. Potresti scegliere di investire nel trading online con i CFD o direttamente con gli ETF. Soluzione molto più allettante dal nostro punto di vista, potrebbe essere anche il trading azionario. In questo caso, parliamo di un investimento indiretto sul petrolio, in quanto si andrebbe a puntare sulle società che commerciano e producono il petrolio.

Potresti dunque scegliere di investire su uno di questi strumenti, direttamente con i migliori broker di trading online, i quali ti permettono non di comprare azioni dirette delle aziende ma di speculare sul loro prezzo. Lo puoi fare ancora una volta investendo con i CFD su azioni.

Puoi scegliere di investire in questo settore con i nostri migliori broker, regolamentati ed autorizzati che di seguito analizzeremo.

Trading CFD su petrolio

come investire con il petrolio in borsa

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Anche se potrebbe sembrarti strano, investire nel trading online sul petrolio, è una soluzione ideale per chiunque ha voglia di investire su un settore energetico.

In questo modo puoi anche tu investire sul petrolio con il trading online con lo scopo di ottenere dei guadagni.

Inoltre, grazie allo sviluppo delle piattaforme di trading su Internet i trader privati possono utilizzare i loro risparmi al fine di speculare al rialzo o al ribasso dei prezzi del barile. Lo abbiamo già visto e quindi salteremo questo passaggio.

Ci concentriamo invece sui diversi broker che oggi offrono questa soluzione di trading.

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