ETF VS fondi passivi: guida investimenti – caratteristiche – differenze

Pubblicato da TommasoP il: 29 Aprile 2019

All’interno di questa guida cercheremo di analizzare quelle che sono le differenze tra gli ETF e i fondi passivi.

Per definizione sappiamo bene che gli ETF come anche i fondi passivi sono degli strumenti di investimento, per altro molto simili tra di loro, ma che presentano delle caratteristiche differenti e non intercambiabili.

Ecco allora quello che in questa nostra guida ci prefiggeremo: analizzare le differenze e le caratteristiche principali di questi asset.

Sappiamo che entrambe le categorie sono strumenti di investimento che ad oggi attraggono nella maggior parte dei casi potenziali investitori retail ma anche istituzioni.

Nello specifico, sappiamo anche che gli Exchange Traded Fund (ETF), come anche i fondi passivi o fondi comuni di investimento, sono gli strumenti maggiormente negoziati e che oggi stanno conoscendo un rilevante grado di diffusione.

Anche se molti si dicono convinti che gli ETF e i fondi passivi sono la stessa cosa, commettendo anche l’errore di definirli come prodotti sostituibili, ci sono delle differenze che non possiamo ignorare. Tra di essi, infatti, intercorrono delle differenze che non sono semplici da scovare e che riteniamo debbano essere debitamente approfondite per distinguere le due categorie di investimento.

Ecco lo scopo nostro: analizzare la differenza tra gli ETF e i fondi passivi o fondi comuni di investimento.

FONDI D'INVESTIMENTO VS ETF

FONDI D’INVESTIMENTO VS ETF

ETF e fondi passivi: punti in comune

ETF e Fondi passivi: punti in comune

ETF e Fondi passivi: punti in comune

Sono in numero sempre maggiore gli investitori privati che analizzano e valutano attentamente le diverse strategie di investimento puntano soprattutto agli Exchange Traded Fund o ETF che mostrano sul mercato italiano un sempre più crescente trend.

Sappiamo anche che il successo degli ETF deriva dall’economicità, ovvero dalla trasparenza e dalla flessibilità che sono caratteristiche peculiari di questi strumenti d’investimento, per altro definiti come i più utilizzati dagli investitori per esporsi a mercati su cui sarebbe quasi impossibile investire in maniera diretta, come invece accade ad esempio con il settore immobiliare.

Anche i Fondi passivi o i Fondi comuni di investimento li possiamo considerare come un prodotto di gestione del risparmio prediletto dai trader, anche se si ritiene che gli ETF come  i Fondi passivi sono dei prodotti perfettamente interscambiabili.

Purtroppo questa confusione viene spessa fatta da coloro che non conoscono bene il mercato e i settori su cui intendono operare. Non è semplice fare delle distinzioni di asset e non è semplice comprendere come e dove investire.

Al momento sappiamo bene che l’unico punto in comune tra queste categorie è riconducibile alla capacità di replicare in modo passivo la performance di un indice.

>>Leggi anche: Migliori ETF 2019: quali sono e come investire? [Guida completa]

ETF e Fondi passivi: quali sono le differenze?

Possiamo dire che i fondi passivi come i fondi comuni d’investimento richiedono la presenza di un soggetto collocatore. Questo sta a significare che possono essere considerati tali, sia le banche sia i promotori finanziari.

Essendo degli asset quotati in borsa, si deve necessariamente procedere con l’investimento tramite intermediario.

Si ricorda anche che gli ETF sono degli investimenti che devono essere quotati in Borsa e che danno la possibilità ai potenziali investitori (trader), di avere un conto titoli con una banca o ancora con una Piattaforma di Trading online atta a comprare e investire direttamente con il proprio capitale, senza però la necessità dell’intervento di un promotore finanziario.

>>Approfondimento: Investire in borsa: cosa comprare e cosa vendere? Guida completa sugli investimenti in borsa

Vi è poi una seconda differenza che ti permette di tenere distinti gli ETF dai Fondi passivi e che molto spesso viene trascurata; mentre i fondi comuni di investimento hanno una gestione attiva che giustifica la discrezionalità del gestore e richiede la necessità di implementare diverse decisioni di investimento nel tempo, gli ETF si presentano con una gestione passiva e il loro rendimento viene legato alla quotazione di un indice borsistico e non all’abilità strategica di compravendita del gestore del fondo.

Ricordiamo anche che la gestione passiva rende gli ETF molto più convenienti ed economici, con delle spese di gestione che solitamente sono inferiori all’1%. Questo vuol dire che sono maggiormente competitivi e molto più appetibili rispetto ai Fondi comuni di investimento i quali invece richiedono un esborso di commissioni maggiore.

In merito alla quotazione dei Fondi passivi ricordiamo che non si conosce il prezzo delle singole quote del fondo, per il semplice fatto che il sottoscrittore dà l’ordine di acquisto prima che sia stato stabilito il valore della quota. Invece, per gli ETF, il trader deve essere in grado di conoscere in precedenza il prezzo. Questo deve avvenire ancora prima di sottoscrivere l’ordine.

Infine, un ultima differenza, per altro molto importante, è quella che riguarda i costi di gestione che intercorrono tra gli ETF e i Fondi passivi. In questo caso, tieni presente che essi sono molto più alti di quelli degli ETF.

Perché?

Sul prezzo maggiormente esoso dei Fondi passivi incide il guadagno del promotore finanziario che gestisce attivamente il portafoglio. Ecco il motivo per il quale i costi di gestione dei Fondi comuni rispetto a quelli applicati agli ETF possono arrivare ad essere anche 4 volte superiore.

Sarebbe bene investire con i Fondi passivi solo nel caso in cui la performance degli stessi, è in grado di superare i maggiori costi di gestione (applicati dal gestore).

Sarebbe invece opportuno investire con gli ETF, senza rivolgersi invece ad promotore finanziario, nel caso in cui utilizzi piattaforme di trading online, in quanto sono considerate come direttamente acquistabili su di queste.

>>Leggi anche: Come e dove investire nel 2019

ETF e fondi comuni di investimento: costi e commissioni

ETF e fondi comuni di investimento: costi e commissioni

ETF e fondi comuni di investimento: costi e commissioni

Passiamo ad analizzare le differenze che intercorrono tra le due differenti tipologie di gestione dei fondi:

  • passiva;
  • attiva.

Analizzando queste differenze non trascurabili , si notano dei costi che non possono essere ignorati. Questo vuol dire che a prescindere dallo strumento finanziario che si sceglie, si devono sostenere delle spese di gestione con una tassazione differente.

Sappiamo anche che gli ETF non sono gestiti e che replicano il mercato. Questi hanno dei costi inferiori rispetto ai fondi comuni di investimento. In merito ai costi di negoziazione, ricordiamo che questi sono molto simili a quelli che sono previsti per le azioni.

Ancora, gli ETF presentano una commissione totale annua (TER), la quale viene ridotta e non hanno nessuna commissione di entrata o di uscita o anche di performance a carico dell’investitore.

È tutto differente invece quando si parla di fondi di investimento, considerando che le spese di gestione in questo caso aumentano in modo considerevole.

Se si scelgono i fondi di investimento tradizionali, invece, i costi a carico dei risparmiatori sono legati alle commissioni. Esse sono:

  • spese di sottoscrizione;
  • spese di gestione;
  • commissioni per la banca depositaria (dove sono custoditi i titoli che fanno parte del patrimonio del fondo);
  • spese di incentivo (se il fondo supera una determinata soglia);
  • spese di gestione sono però divise tra i partecipanti del fondo, che in questo modo riescono a risparmiare sulle commissioni. È questa infatti una delle caratteristiche precipue del fondo di investimento comune.

>>Leggi anche: Fondi con Cedola: Quotazioni – Vantaggi – Svantaggi

ETF e fondi comuni di investimento: quotazione e valore di mercato

Tutti gli ETF rappresentano dei fondi che sono quotati sul mercato regolamentato e la loro partecipazione all’investimento viene rappresentata dalle azioni; in particolare si tratta di azioni che sono scambiate in Borsa come titoli azionari. Questi possono essere acquistati e venduti in ogni istante, durante tutto l’orario di apertura del mercato. Molte azioni possono anche distribuire dividendi.

Essendo trattato come un’azione, il valore dell’ETF si aggiorna in tempo reale all’interno del mercato derivante dalla domanda e dall’offerta.

Tutti i fondi di investimento comune classici non sono invece quotati sul mercato e anche la partecipazione all’investimento viene rappresentata da quote derivanti dal valore totale di raccolta del fondo (patrimonio) diviso il numero di sottoscrittori che partecipano al fondo. In questo senso, si potrebbero effettuare degli acquisti o delle vendite tutti i giorni anche se il valore di mercato della quota è dato dal NAV (Net asset value), ovvero dal valore di mercato degli impieghi del fondo al netto delle spese di gestione/ il numero di quote in circolazione.

ETF vs Fondi: differenza di accesso

Il vantaggio degli ETF è quello che permette di negoziarli in borsa come avviene per un qualunque altro titolo finanziario. Questo li rende liquidabili, ovvero vendibili immediatamente sul mercato, a differenza di quello che avviene sui fondi i quali, invece, non essendo quotati possono essere acquistati tramite alcuni intermediari specializzati che sono banche o sim.

Comprare e vendere fondi presuppone un periodo di tempo compreso in 72 ore. Oggi alcuni fondi sembrano essere disponibili direttamente in borsa come avviene per gli ETF, anche se nella realtà l’offerta è molto limitata.

ETF e Fondi comuni di investimento: come investire?

Tutti gli ETF li puoi negoziare tramite piattaforme di trading online , come vedremo in seguioto) o puoi scegliere di negoziarli all’interno del Mercato ETFplus con una negoziazione continua, dalle ore 09:00 alle ore 17:25. Questo vuol dire che li puoi acquistare direttamente dal proprio conto titoli presso la banca in cui hai un conto corrente.

Al fine di investire all’interno di un fondo ci si deve rivolgere a un collocatore ovvero ad una banca o un promotore finanziario che opera da intermediario tramite la società che gestisce il fondo stesso.

>>Leggi anche: Investire in borsa: cosa comprare e cosa vendere? Guida completa sugli investimenti in borsa

ETF VS FONDI: Come verificare i propri investimenti?

fondi comuni d'investimento

fondi comuni d’investimento

In pratica, se avete investito in ETF o in fondi, o volete anche verificare solo le loro caratteristiche prima di investire, si deve solo analizzare il codice univoco. Questo perché, ogni titolo o investimento su azione, obbligazione, etf, fondo, ecc. viene rappresentato da un codice univoco globale che è definito come ISIN (International Securities Identification Number).

Si tratta di un elemento importante e fondamentale per comprendere la sede legale di ogni investimento. Le prime due lettere di tale codice: IT (ad esempio) rappresentano investimenti di diritto italiano ovvero sotto la giurisdizione italiana, LU (lussemburghese), US (americano).

ETF VS fondo indicizzato: differenze

I fondi indicizzati sono un tipo di investimento legato alla gestione passiva che presentano delle differenze molto importanti rispetto agli ETF.

Tutti i fondi indicizzati tendono ad avere un TER inferiore e un prezzo di acquisto più alto per gli investitori se confrontato con gli ETF, i quali invece possiedono un TER più elevato e un costo di entrata e uscita inferiore.

Un’altra differenza è che esiste una comunità di market maker i quali quotano gli ETF e che hanno un inventario che possono mettere a disposizione degli investitori con un costo inferiore rispetto al paniere di azioni o delle obbligazioni sottostanti.

Nel processo di compravendita degli ETF, l’investitore interagisce con i broker. Al contrario, invece, i fondi indicizzati lo fanno con la società di gestione. Questa differenza è molto portante e non deve essere minimamente sottovalutata.

Vi è poi una terza differenza, ad esempio seguendo la struttura del prodotto, è possibile notare come i fondi indicizzati, al pari dei fondi tradizionali, hanno delle classi. Gli ETF invece non le hanno. Questo sta a significare maggiore liquidità, la quale favorisce la riduzione degli spread e allo stesso tempo l’aumento degli scambi nel mercato secondario che avvantaggia il partecipante.

Si ricorda poi che l’ETF ha una liquidità infra-giornaliera; il fondo indicizzato invece ha un valore liquido giornaliero, con un prezzo unico e un orario limite, come avviene per qualsiasi fondo di investimento tradizionale.

Ancora, notiamo che l’ETF non detiene delle retrocessioni; il fondo indicizzato invece potrebbe possederle.

Vi è poi un’ulteriore differenza, ovvero quella inerente agli importi minimi contratti.

Se si sceglie di operare con gli ETF, allora l’investitore opera una partecipazione. Nel caso dei fondi indicizzati invece ci sono dei volumi minimi che devono essere contrattati.

Gli ETF offrono una maggiore capillarità rispetto ai fondi indicizzati, i quali sono progettati per posizioni strategiche su indici più generici.

Infine vi è un’ultima differenza, ovvero la trasparenza del sottostante. L’ETF consente all’investitore di accedere al portafoglio su una base giornaliera, mentre tramite i fondi, indicizzati l’accesso è solitamente mensile.

Essendo che gli ETF possono essere a replica fisica totale, succede che gli investitori sanno già in anticipo quella che è la configurazione del portafoglio; essa infatti replica quella dell’indice.

Attenzione perché questo non sta a significare che il rendimento finale di entrambi i prodotti è identico.

Se analizziamo il portafoglio di un ETF sullo S&P 500 e allo stesso tempo analizziamo un fondo indicizzato sullo stesso indice, possiamo notare come entrambi sono praticamente uguali, anche se al momento della loro gestione ci sono delle sfumature dissimili che invece possono creare delle differenze che influenzano il rendimento.

Se vuoi investire in ampie aree geografiche ben diversificate come ad esempio Usa, paesi Emergenti, Europa, ecc., sarebbe meglio per te utilizzare gli ETF in quanto difficilmente troverai dei fondi che battono gli indici.

È possibile scegliere di investire in mercati di nicchia come:

  • Mercato azionario italiano;
  • Paesi Emergenti:
    • India;
    • Turchia;
    • Brasile;
  • Settori particolari come:
    • Agroalimentare;
    • Aziende europee a piccola capitalizzazione;
    • Salute, ecc.

Sarebbe meglio optare per fondi comuni di investimento che ottengono dei rendimenti superiori agli omologhi ETF.

In questo caso, potresti scegliere per ognuno di essi la possibilità concreta di sottoscriverli in quanto alcuni prodotti di fatto non saranno disponibili per l’investitore privato per cui rischi di “eccitarti” per niente.

Se invece vuoi investire in modo efficace devi seguire i seguenti passaggi:

  • Costruisci un portafoglio di ETF che sia ben diversificato per aree geografiche;
  • Utilizza degli ETF a basso costo che ti permetteranno di entrare in mercati concorrenziali in cui per i gestori è difficile battere il mercato;
  • Dedica una piccola parte del tuo portafoglio alla selezione di fondi comuni di investimento che investono in mercati di nicchia ottenendo rendimenti superiori a quelli dei benchmark.

Molti preferiscono investire con i fondi comuni in quanto questi li proteggono di più rispetto a quanto non avviene (in caso di ribasso dei mercati) con gli ETF.

I fondi comuni non vengono mai investiti al 100% (del loro valore) nel sottostante ma al contrario hanno una quota di liquidità ferma sul conto bancario che sia utile a fronteggiare le richieste di riscatto. Se invece si scelgono gli ETF, gli investimenti avvengono al 100%.

Anche in caso di ribasso delle quotazioni, i fondi sono meno volatili degli ETF; la ragione di ciò non la si deve ricercare nella maggiore o minore bravura del gestore, quanto piuttosto nel fenomeno della sacca di liquidità. Per altro gli ETF offrono dei rendimenti superiori in caso di fase rialzista, contribuendo ad offrire performance mediamente più elevate e li si potrà utilizzare all’interno di una strategia di investimento che riduca notevolmente la rischiosità.

>>Leggi anche: Investire oggi: consigli e idee per investimenti redditizi

Gestione attiva dei fondi

Si parla di gestione attiva dei fondi di investimento quando essa permette (al gestore del fondo) la libertà di scelta dei titoli (più o meno ampia) sulla base anche di quanto stabilito dal fondo stesso senza l’obbligo di seguire un determinato indice.

Il solo obbiettivo è quello di ottenere un risultato migliore del mercato (cosa che purtroppo spesso non avviene).

Nel caso di cui si sceglie un fondo che investe in titoli azionari italiani non si è tenuti a investire con fondi che replicano l’andamento dell’indice italiano, ma si potrà procedere con l’acquisto di alcuni titoli azionari italiani che invece sono ritenuti migliori e che possono avere un andamento migliore tralasciandone altri.

Questo permetterebbe al fondo di avere un andamento migliore o peggiore rispetto all’indice italiano sulla base anche delle scelte del gestore.

Si tratta di attività inerente alla gestione attiva di scelta dei titoli (rispetto alla gestione passiva degli ETF che seguono linearmente un indice senza nessun tipo di decisione). Questa però ha un costo di gestione molto più alto di quanto si potrebbe pensare per gli ETF.

Questo non vuol dire che un fondo non riesca ad avere un rendimento migliore rispetto ad un ETF.

Potrebbe infatti accadere che i fondi attivi hanno risultati peggiori rispetto agli indici rappresentati dagli ETF (nonostante i costi elevati).

Sarebbe fondamentale quindi scegliere dei fondi con rendimenti riconosciuti che molto spesso però non sono proposti dalle filiali bancarie.

Attenzione ad una sottile differenza; la gestione attiva di un fondo, rispetto agli ETF consente di creare un contenitore diversificato che spazia dalle azioni alle obbligazioni finanche ad arrivare ai derivati o a quote di altri fondi all’interno del medesimo fondo.

La libertà di gestione di un fondo viene evidenziata all’interno dei fogli informativi del fondo stesso. In questo caso si possono avere:

Fondi bilanciati

Considerati tali quei fondi che contengono un mix bilanciato tra:

  • Azioni;
  • Obbligazioni;
  • Altri titoli.

Fondi flessibili

Definiti tali sono quei fondi all’interno dei quali sono presenti quote di:

  • Azioni;
  • Obbligazioni;
  • Derivati;
  • Liquidità varia;

sulla base dell’andamento del mercato a discrezione del gestore.

Fondi total return e absolut return

Si pongono come scopo e obiettivo quello di cercare di ottenere (senza nessuna certezza) un rendimento costante a prescindere dall’andamento dei mercati.

Fondi settoriali

Sono tali in quanto permettono di investire su di una specifica tipologia legata a:

  • Azioni;
  • Obbligazioni;
  • Particolari zone del mondo;
  • Materie prime, ecc.;

sulla base di quanto specificato all’interno del fondo e sempre a discrezione del gestore.

Infine, si ricorda che la gestione attiva dei fondi consente ai gestori di creare per ogni singolo fondo una pluralità di tipologie di investimento che non è possibile invece ottenere tramite gestione passiva degli ETF tranne che non si venga a creare un portafoglio attivo che dicasi formato da diversi ETF.

Perché investire con gli ETF?

INVESTIRE CON GLI ETF: QUANTO CONVIENE?

INVESTIRE CON GLI ETF: QUANTO CONVIENE?

Molti trader preferiscono investire in questo settore in quanto rappresentano uno degli asset più gettonato degli ultimi 10 anni.

Investire con gli ETF (exchange-traded fund) vuol dire poter investire anche con:

  • ETC (Exchange Traded Commodities);
  • ETN (Exchange Traded Notes);
  • Sicav il quale possiede tre caratteristiche importanti:
    • Sono negoziati in Borsa in tempo reale come ogni altro titolo finanziario;

    • Hanno come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferiscono attraverso una gestione totalmente passiva;

    • Hanno costi di gestione annui relativamente contenuti (meno dello 0,5%, a differenza dei fondi a gestione attiva che hanno costi che vanno tra l’1 e il 2% annuo).

Gestione passiva – ETF

Tutta la gestione passiva degli ETF è semplice da comprendere ed è essa che replicare l’indice di riferimento.

Ad esempio, scegliendo di investire replicando l’andamento dell’indice delle principali azioni italiane FTSE MIB si dovrebbe scegliere di acquistare tutti i titoli presenti all’interno di questo indice considerando anche il peso specifico di tutti i 40 i titoli che hanno rispetto all’indice. Da qui si deve poi procedere a ricalibrare il portafoglio sulla base di ogni variazione della composizione dell’indice.

Lo stesso potremmo dire per tutti gli altri indice come DOW JONES, NASDAQ, ecc., o anche per gli indici obbligazionari.

Ecco il motivo per il quale molti definiscono questo investimento come un investimento complesso e costosa per coloro che non sono pratici e addetti a tale lavoro.

Tutti gli ETF risolvono questa problematica in quanto contengono al loro interno tutti i titoli di un determinato indice sulla base anche del peso specifico di tutti i titoli, i quali poi, vengono ricalibrati ad ogni variazione dell’indice per cui fanno riferimento. Ecco il motivo per il quale un investitore che volesse replicare l’andamento di un indice potrebbe acquistare un singolo ETF in borsa, scegliendo di pagare una sola commissione per acquistarlo.

In merito alla gestione passiva devi sapere che questa non consente alle società emettenti degli ETF di modificare i titoli al loro interno per cercare di ottenere un ritorno migliore rispetto all’indice. Diversamente questo farebbe venire meno il concetto stesso di replica passiva che invece consente all’investitore di ottenere il medesimo andamento dell’indice stesso (sia per andamenti positivi che negativi).

In pratica, considerando che gli ETF sono un investimento “a replica passiva”, sarebbe insensato e molto rischioso investire tutto il proprio patrimonio all’interno di un singolo ETF, perché non è un asset diversificato.

Sarebbe importante e necessario investire invece in vari ETF che replicano indici differenti in modo da creare anche un portafoglio bilanciato.

Per tutti i soggetti che si vogliono rivolgere ad una società specializzata per creare portafogli ETF a basso costo, possono farlo, anche se sarebbe meglio investire con gli ETF direttamente con piattaforme online, ovvero con broker di trading che ti permettono di far questo.

Attenzione poi ai derivati, i quali replicare l’andamento degli indici; in realtà non li possiamo definire come un vero e proprio investimento, perché  si tratta di un contratto in leva finanziaria che viene stipulato con una controparte.

Gli ETF invece permettono di comprare una quota di un fondo che contiene direttamente i titoli azionari quotati.

>>Leggi anche: Studiare la Borsa: guida principianti 2019 per investire in borsa

Come scegliere gli ETF migliori?

Scegliere gli ETF migliori non è semplice; sarà sicuramente possibile scegliere più ETF di emittenti differenti per il medesimo benchmark anche se la replica consente di avere il medesimo risultato in termini di rendimenti.

Ci sono delle caratteristiche che differenziano in modo netto i vari ETF. Esse sono:

  • Liquidità

Ci sono degli ETF più liquidi rispetto ad altri, ovvero che hanno molti più investitori disponibili ad acquistare e vendere determinati titoli. Questo li rende facilmente vendibili in caso di necessità.

Ecco il motivo per il quale sarebbe meglio scegliere sempre e solo ETF che presentano una maggiore compravendita nel giorno medio.

  • Masse gestite

Sarebbe bene scegliere sempre ETF con masse gestite elevate; ad esempio, nel caso in cui un ETF gestisce centinaia di milioni di euro (o altre valute) sarà sicuramente un ETF molto più liquido e per altro ti permetterà di avere una maggiore considerazione da parte della società emittente rispetto ad un ETF di pochi milioni di euro.

  • Fisici o sintetici

Possiamo definirlo come un punto importante e per altro fondamentale in quanto ci sono degli ETF (ETC e ETN) che hanno una replica sintetica e non fisica.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che un ETF fisico al fine di replicare un indice deve acquistare tutti i titoli dell’indice stesso possedendoli direttamente. Un ETF sintetico può replicare l’indice senza l’acquisto diretto dei titoli investendo in derivati.

Quando possibile sarebbe opportuno privilegiare un ETF fisico rispetto ad una replica sintetica.

ETF: differenti tipologie

Gli ETF offrono molteplici possibilità; essi infatti si caratterizzano per:

  • Replica Valore Materie Prime

Permette di replicare il valore dei future sulle materie prime acquistando direttamente un ETC.

  • ETF coperti dal rischio di cambio

Tutti gli ETF inerenti agli indici o alle materie prime in valute differenti ti permettono di scegliere quelli che sono coperti dal rischio di cambio. Essi contengono dei derivati che annullano la variazione di cambio tra euro e altre valute.

  • Replica al ribasso

Sarà possibile comprare un ETF che replica un indice o una materia prima in modo differente, ovvero è possibile guadagnare in caso di ribasso dell’indice o materia prima scelta, short.

Si deve però prestare attenzione, in quanto, la replica è sintetica e nel caso di movimento laterale degli indici o anche delle materie prime nel medio periodo, l’ETF riporterà delle forti perdite anche nel caso in cui l’indice o la materia prima ha lo stesso valore iniziale.

  • Replica in leva

Non solo il ribasso; è possibile replicare indici e materie prime anche con leva, ovvero moltiplicare per X volte i rialzi o i ribassi degli indici e delle materie prime.

Sarebbe bene che tali titoli siano utilizzati da trader attivi per via del forte rischio (di cui sono caratterizzati) di perdita totale del capitale in poco tempo.

  • ETF attivi

Ci sono poi degli ETF che son definiti attivi, poiché iniziano ad avere una gestione attiva fatta direttamente con un robot advisor che ricalibra da solo l’ETF (in tempi prestabiliti).

Tuttavia questo concetto è differente rispetto alla gestione attiva dei fondi.

Fare Trading con ETF: broker e piattaforme

INVESTIRE CON GLI ETF: QUANTO CONVIENE?

INVESTIRE CON GLI ETF: DIVERSIFICAZIONE

A questo punto, una volta compreso bene quelle che sono le differenze tra fondi e ETF, una volta analizzato bene il loro funzionamento, possiamo passare al passo successivo, ovvero comprendere come investire.

Abbiamo detto che gli ETF sono negoziabili tramite piattaforme di trading online. Non ci resta dunque che analizzare i migliori broker e le migliori piattaforme di trading online.

Grazie alle piattaforme di trading, oggi, è possibile effettuare una compravendita di ETF direttamente sul mercato borsistico, tramite i CFD ovvero Contract For Difference, o contratto per differenza che viene stipulato tra broker e trader.

I CFD li possiamo solo definire come un prodotto finanziario derivato, il cui valore viene ancorato a quello di un altro asset detto sottostante, gli ETF appunto.

Ad oggi tutti i broker che consentono di negoziare CFD; ti permettono di effettuare l’apertura di posizioni al rialzo e al ribasso che permettono l’acquisto di mini-contracts.

Devi anche sapere che rispetto ai Futures, i CFD non hanno scadenza e non è prevista una consegna fisica dell’asset. Allo stesso tempo, non ci sono dei costi di rollover sulle posizioni aperte.

>>Approfondimento: Migliori Broker CFD: lista broker trading CFD affidabili e regolamentati

Quali broker scegliere?

Al fine di iniziare a fare trading con i CFD con asset sottostante ETF, sarebbe meglio optare per broker di trading online regolamentati ed autorizzati, sicuri ed affidabili copme quelli da noi brevemente riportati.

Trading CFD su ETF con eToro

eToro è considerato da molti come il broker leader del Social / Copy Trading che consente di condividere e seguire strategie di altri trader e allo stesso tempo replicare nel proprio portafoglio tutte le operazioni e tattiche strategiche che sono messe in atto dagli eToro Popoular Investor. Grazie ad eToro potrai dunque seguire ed interagire con gli altri iscritti e presenti all’interno della Community eToro.

Con essa è possibile beneficiare di una piattaforma di trading all’avanguardia, user friendly e abbastanza intuitiva.>Inoltre eToro ti permette di fare trading con un conto demo gratuito il quale ti offre la possibilità di impostare le migliori strategie di trading e provare anche la piattaforma. Successivamente puoi scegliere di passare al conto reale.

Se scegli questo broker per il tuo trading CFD su ETF, hai la possibilità di optare per un ampio ventaglio di asset su cui investire.

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plus500 trading di CFD su etf

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Altra piattaforma molto apprezzata per questo mercato è Plus500 definito uno dei principali Broker regolamentati dalla CySec (Plus500CY Ltd authorized & regulated by CySEC (#250/14), dalla FCA britannica come anche dalla ASIC australiana.

Si tratta di una piattaforma di trading completamente web-based assolutamente semplice da utilizzare e user friendly, che si adatta a dei tarder di un certo livello professionale. Anche in questo caso puoi sfruttare il conto demo trading per operare e fare trading su ETF.

Una volta che hai scelto di operare con questo broker puoi aprire un conto seguendo tutti gli step riportati:

  • Collegarsi alla pagina principale di Plus500, (L’80,6% degli account CFD al dettaglio perde denaro);
  • Cliccare il comando “Negozia”, posto sulla parte sinistra;
  • Il comando aprirà la lista completa degli asset negoziabili, tra le voci gli ETF;
  • Basta cliccare ETF e si aprirà un sottomenu da cui si ha accesso alla lista disponibile;
  • Al centro dello schermo è possibile visionare una lista con i valori ETF presenti sulla piattaforma sui quali è possibile negoziare.

Infine tieni presente che grazie a Plus500 puoi fare trading di ETF con leva massima di 1:5. Non dimenticare che fare trading di CFD su ETF è rischioso e potrebbe comportare la perdita dell’interro capitale investito.

Ci vuole sempre una buona dose di oculatezza e di valutazione al fine di evitare di perdere l’intero capitale investito.

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