Economia Asiatica, riforme in vista

Pubblicato da Roberto Ricci il: 27 Maggio 2015 - Aggiornato il: 12 Febbraio 2019
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L'economia asiatica opta per riforme strutturali ed economicheL’economia asiatica negli ultimi 15 anni ha visto un incremento a dir poco sorprendente, in particolare dall’avvento della globalizzazione, termine che ormai non significa praticamente più nulla. Questo articolo tuttavia non lo dedichiamo al passato ma al futuro, prendendo più o meno in considerazione la stessa quantità di anni, diciamo da 4 a 15, poiché la riflessione che proponiamo riguarda gli approcci della nuova classe dirigente asiatica all’economia alla politica economica.
Quando si parla di Asia si intende Cina, India, Giappone, Indonesia. Si tratta di 4 giganti di cui si tiene molto in considerazione (Cina) ma anche poco (Indonesia ma anche India, sebbene possa apparire strano). Questi paesi stanno mutando profondamente i loro vecchi approcci all’economia ma stanno altresì effettuando una serie di riforme strutturali ed economiche che vedranno i loro risultati apparire negli anni. Si tratta di riforme moderne, forti, che avranno per forza di cose effetto anche sul resto dell’economia mondiale. Tali riforme vanno in direzione del sostegno del mercato, delle aziende, degli investimenti.

Ammodernamento dei paesi asiatici

Ma come si svecchia un paese? Si potrebbero fare tanti discorsi riprendendo le parole dei nostri leader politici, che tuttavia non hanno avuto tante risorse quante quelle di cui dispongono ad esempio Cina e India. Ammodernare un paese significa ridurre di molto la burocrazia, ammornare e migliorare le infrastrutture, spingere sulla liberalizzazione del sistema finanziario, abbassare le tasse, contrastare la corruzione. Si tratta di manovre fondamentali quando si cercano investitori dall’estero. Se un paese non offre buone prospettive o una concreta convenienza per gli investitori esteri e nazionali, non ci si può aspettare grandi cose. Questo problema purtroppo per noi tocca all’Italia. Gli stati asiatici si stanno muovendo verso questa direzione. E noi?

Le risorse

Così come accennato in precedenza, una piccola differenza tra l’Italia e gli stati asiatici sta nella disponibilità di risorse. Non c’è confronto tra chi ha un PIL intorno al 7-10% annuo e chi lotta per uno 0,7% dopo anni in negativo. Per fare le riforme, abbassare le tasse soprattutto, occorrono risorse. Il massimo che riusciamo a ottenere in Italia nel senso di grandi riforme è il Quantitative Easing lanciato da Draghi a livello europeo per aumentare l’inflazione e sostenere i prestiti delle banche. A questo si aggiunge qualche manovra per la defiscalizzazione dei nuovi assunti ma le tasse sono ancora troppo alte e le imprese continuano a fallire, le partite IVA a chiudere.
In Asia ci sono i consumi, molto alti, sia interni che dall’estero. La Cina, ad esempio, se molta della sua fortuna negli ultimi anni è stata dovuta ad investimenti dall’estero, ora invece è “diventata grande” e si basa soprattutto sui consumi. In parole semplici: il processo economico è maturato a tal punto da diventare indipendente. Con una popolazione di un miliardo e mezzo di abitanti si tratta di una bella manciata di consumi annui.

Fuga in Cina

Non stupisce, quindi, che molti investitori guardino verso oriente, verso la Cina, verso l’India e la crescente Indonesia. Se le riforme strutturali, la classe politica e la classe dirigente cresceranno e miglioreranno così come pare si stanno auto-imponendo di fare, allora l’Asia diverrà davvero la regina incontrastata dei mercati.

I tassi d’interesse USA

A comandare i mercati del mondo, tuttavia, sono sempre loro: gli USA. Infatti, negli ultimi anni l’India e l’Indonesia hanno mostrato dei disavanzi da paura, dovuti soprattutto ai più alti tassi d’interesse della Federal Reserve. In questo momento, India e Indonesia beneficiano del basso costo del petrolio (così come noi!) e di altre materie prime. Ciò ha fatto scendere l’inflazione e quindi ha favorito il ritorno degli investimenti dall’estero.
Il “bello” è che gli stessi fattori (petrolio, inflazione, investimenti dall’estero) sono gli stessi che riguardano l’Italia che se è vero che mira ad avere un +0,7 o 0,5% di PIL in più quest’anno, è anche vero che gran parte di questo risultato si deve al calo del prezzo del petrolio. Insomma, stiamo messi ancora maluccio ma ovviamente i politici tirano acqua al proprio mulino. “La ripresa c’è”, dicono. Di esserci c’è, ma è un po’ drogata. Abbiamo usato un paio di doping chiamati Quantitative Easing e Prezzo del Petrolio.

Il ceto medio

In Cina, il ceto medio è in netta crescita. Molti poveri entrano in commercio e diventano “ceto medio”. Ciò vuol dire più risparmi ma anche più investimenti.
In Italia, il ceto medio è in netta difficoltà. Ciò vuol dire meno risparmio e anche meno investimenti.

Conclusioni e Proposte

Per concludere, abbiamo proposto questo articolo/riflessione per due motivi.

Uno, il più chiaro, è quello di fare un punto della situazione con un confronto tra Asia e Italia. Un confronto un po’ strano, ma che mostra persino dei punti in comune.

Il secondo, è che dai mercati di tutto il mondo, compreso quello cinese, si può trarre vantaggio economico da casa. A seconda del tipo di strumento finanziario che si preferisce, si possono negoziare titoli online iscrivendosi in 2 minuti ad una piattaforma di trading.
In particolare, si può negoziare su: azioni (es. le azioni cinesi e le azioni giapponesi) materie prime (petrolio, oro ecc.) indici (es. l’indice di Hong Kong e il Nikkei). Si può negoziare anche sui cambi valutari, come ad esempio l’USD/JPY ma anche sullo Yen Cinese.
Ora, ecco alcune peculiarità interessanti:

  • Si può trarre vantaggio sia dal rialzo che dal ribasso
  • Si ottengono risultati in tempi brevi, poiché non è un investimento ma una negoziazione in cui si possono aprire e chiudere posizioni in un clic
  • Si può operare con piccoli budget (anche con soli 100 euro)
  • Si può fare pratica con un conto demo con soldi finti

Consigliamo l’utilizzo della piattaforma Markets.com per i CFD oppure di TopOption per le opzioni binarie.

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